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IL GIGLIO BIANCO

Giornale Settimanale del PTE

Anno I, n.4 – I Settimana di Ottobre 2012

APPUNTO PER MANCANZA DI UOMINI...”

Più la storia del presente sbanda e diventa irrimediabilmente bacata, più risalta la profonda convinzione che, quasi sedici secoli fa,esprimeva Sant'Agostino, proprio mentre i Vandali (popolo barbarico per antonomasia) assediavano la città in cui era Vescovo: “Finirà una storia, non la storia”.

Da più parti si paragonano le nostre tristi e tormentate giornate politiche a quelle della decadenza dell'Impero romano. Pare così opportuno, quasi doveroso e non forzato ascoltare ancora il Santo di Ippona in un passo della sua celeberrima “La Città di Dio”. A nostro parere, non soltanto uno splendido ed ineguagliabile saggio di teologia, ma un non ancora superato testo di formazione antropologica e vera e propria pedagogia della politica.

Nel II libro, S. Agostino, parlando degli “adoratori delle disoneste divinità”, allude a coloro vogliono “ricca e vittoriosa la Repubblica per soddisfare i loro turpi desideri”.

Anzi, la vogliono “tranquilla”, proseguiva il Dottore della Chiesa con una punta di amarissima ironia.

Ed ecco, a seguire, la descrizione di quella “tranquilla Repubblica” che, a nostro parere, sarebbe oggi, soprattutto oggi, da scolpire a caratteri cubitali in tutti quei luoghi, ormai quasi inesistenti, in cui chi fa politica si riunisce in nome del partito e del bene comune:”... I potenti soverchiano i deboli; i ricchi accolgono i poveri per averli soggetti al loro fasto;i poveri stanno soggetti per mangiare il pane vivendo in ozio;i popoli applaudono chi procura loro diletti.

Non ordini di azioni difficili, non proibizione di atti disonorevoli.

Premura di avere molti sudditi, non di averli probi.

Le Province stanno sottomesse ai Governatori con doppiezza e servile timore.

Le leggi non si preoccupano dei costumi, cresce il lusso, si aumenta lo sfarzo”.

Per noi, che crediamo nella direzione provvidenziale del fiume della storia e non ci fermiamo agli inciampi, magari gravi e disarmanti, di un segmento microscopico del suo tempo, tutto è correggibile, riformabile, perfino rivoluzionabile.

C'è comunque e sempre una condizione non rinunciabile e negoziabile alla base della possibile resurrezione della politica: passare dalla fiducia in un mero intervento di ingegneria esterna (codici deontologici, regole sul finanziamento, riforma dei sistemi elettorali ed altro ancora...) alla convinzione che tutto (o quasi) passa dal cuore, dall'ispirazione e dall'intelligenza di ogni singola persona impegnata nella e per la città degli uomini.

Così ci piace dare ancora una volta ragione a Sant'Agostino, vero maestro interiore anche per i nostri tempi, quando scrive: “Appunto per mancanza di uomini sono perduti gli antichi costumi (...). Per i vizi nostri e non per altro motivo abbiamo una Repubblica di nome, ma non di fatto. Essa è già sparita e distrutta da gran tempo”.

FRANCO BANCHI